Più scoline, prima che piova: la priorità di un Comune di campagna
Atri è un Comune di circa 9.180 ettari, quasi tutti campagna. Quando in un territorio così arriva un autunno di piogge forti, la prima domanda non è «come ci proteggiamo dall'acqua», è «dove va l'acqua». Se non lo decidiamo noi, con una scolina, un fosso, un tombino pulito, lo decide la pendenza. Per questo la nostra proposta è una sola, e la ripetiamo: più scoline, ovunque ci sia un campo in pendenza, e farle ora, non a novembre.
Perché la scadenza è questa
Mettiamo in fila tre cose, tutte documentate.
- L'estate è stata secca. La Regione indica l'Abruzzo tra le aree italiane in siccità estrema. La vendemmia è partita il 3 agosto, circa dieci giorni in anticipo.
- I Calanchi hanno bruciato. Il 30-31 agosto un incendio ha interessato la Riserva. Causa ed estensione non risultano da una fonte ufficiale che abbiamo potuto consultare, e non le scriviamo.
- I modelli stagionali spingono verso un autunno piovoso. ECMWF e Copernicus indicano, per ottobre-dicembre, una probabilità maggiore di piogge sopra la media sul Mediterraneo, con temperature sopra la media. È una tendenza probabilistica: non è una previsione per Atri e non dice quanta pioggia cadrà né dove.
Il legame tra queste tre cose è un'ipotesi nostra, non uno studio su Atri. Ma è un'ipotesi che i tecnici dei versanti fanno comunemente dopo un incendio: un suolo senza vegetazione, indurito dal secco e con la cenere in superficie assorbe meno, e se la pioggia è intensa l'acqua scorre sopra invece di entrare, prende velocità, porta con sé terra e detriti e li scarica nei fossi, sulle strade, nei corsi d'acqua. Il rischio si decide nelle prime piogge forti, perché è lì che il suolo è più esposto. Non sapere se accadrà non è una ragione per aspettare di vedere.
Perché proprio ad Atri
Dai nostri dati, che sono mappe ufficiali e non misure sul campo:
- circa 2.255 ettari su 9.180 sono mappati come area di frana negli inventari regionali, e 690 ettari sono calanchi. Attenzione: sono aree mappate, non necessariamente attive oggi;
- su circa 400 km di strade e piste del Comune (da OpenStreetMap), 49 km attraversano aree mappate come franose. Di questi, 26 km sono piste e strade bianche: cioè i percorsi con cui si arriva ai campi;
- gli uliveti e i vigneti mappati dalla carta regionale dell'uso del suolo sono circa 735 e 248 ettari;
- la frana di Casoli è del 2017, i lavori sono consegnati dal 30 maggio 2024 e a settembre 2026 sono ancora in corso (atto 2026/0001506). Nel registro compaiono anche costi sostenuti «per fronteggiare l'emergenza alluvione del novembre 2017» e, il 29 settembre, un impegno di 20.481,06 euro di aiuto alloggio per il maltempo del gennaio 2017 (atto 2026/0001575). Il territorio non è nuovo a questi eventi.
Come funziona, in concreto
L'acqua che cade su un campo in pendenza ha tre destini: si infiltra, evapora o scorre via. Se il suolo è saturo, compattato o senza copertura, la parte che scorre cresce. Più scorre in lunghezza continua, più prende velocità e più scava: un solco piccolo diventa un rigagnolo, poi un fosso d'erosione.
Una scolina (o solco acquaio) spezza quella lunghezza. Raccoglie l'acqua di un tratto di campo e la porta di lato, verso un fosso, prima che prenda forza. Tre cose da sapere:
- la pendenza della scolina deve essere lieve: se è troppo ripida l'acqua corre e scava la scolina stessa;
- deve sfociare in un fosso, o in un canale che regge, non in mezzo al campo né sul bordo di una scarpata: una scolina che finisce nel nulla concentra l'acqua in un punto e lo fa franare;
- va tenuta pulita: una scolina intasata da stoppie, terra o foglie non serve, e a volte peggiora le cose.
A monte dei campi, dove l'acqua arriva da un versante, serve un fosso di guardia che la intercetti. Lungo le strade servono cunette, fossi e attraversamenti (tombini) liberi: la maggior parte dei danni da «acqua che scavalca la strada» comincia da un tombino ostruito da canne, terra e rifiuti, non da una pioggia eccezionale.
Altre misure generali per chi coltiva: in collina, l'inerbimento tra i filari o le lavorazioni minime riducono l'erosione; in un uliveto, l'occhio di pavone si diffonde con umidità e temperature miti e il rame, in biologico, va dato prima delle piogge attese; per la raccolta delle olive, se l'autunno è piovoso conviene scaglionare e non aspettare l'ultimo momento.
Sono indicazioni generali, non consulenza agronomica: pendenza, suolo e coltura cambiano il lavoro giusto, e un agronomo o un vicino che conosce il terreno da una vita vale più di questa pagina.
A chi tocca
Dipende da di chi è l'opera. I campi e le scoline dentro i campi sono dei proprietari. I fossi lungo le strade possono essere del Comune, della Provincia, dell'ANAS o dei frontisti; i torrenti hanno altri enti. Se non è chiaro di chi sia un fosso, segnalatelo sulla mappa: serve anche a questo, e se manca l'ente competente la segnalazione resta come traccia.
Cosa chiediamo al Comune
Chiediamo per iscritto, come richiesta e non come accusa. Non abbiamo trovato nel registro atti recenti sulla pulizia di fossi e reticolo minore: non significa che non venga fatta, significa che non la vediamo. Ci aiuterebbe sapere:
1. chi pulisce i fossi e i tombini di competenza comunale, quando è stato fatto l'ultimo intervento e con quale spesa;
2. che cosa è stato valutato per le zone a valle dei Calanchi dopo l'incendio, e se esiste un piano per le aree che potrebbero essere raggiunte da acqua e detriti (il COC è stato chiuso il 21 settembre, atto 2026/0001518);
3. a che punto sono i lavori di Casoli e quando è prevista la fine.
Le risposte le pubblicheremo per intero.
Come restare informati
Gli avvisi ufficiali di criticità idrogeologica sono sul sito AllarMeteo della Regione Abruzzo (allarmeteo.regione.abruzzo.it): codici verde, giallo, arancione, rosso, per zone di allerta. Va verificato in quale zona ricade Atri. Con un'allerta arancione o rossa: niente strade vicino a fossi e versanti in frana, sottopassi, guadi e cantine. Per pericoli immediati: 112.
Una scolina costa poco e si fa in un pomeriggio. Un campo franato, un tombino saltato, una strada tagliata, no. In un Comune fatto quasi solo di campagna, tenere a mente queste cose dovrebbe stare tra le prime.
- Atto n. 2026/0001518: Chiuso il COC: l'atto richiama l'incendio di agosto e dice che le condizioni di emergenza sono finite
- Atto n. 2026/0001506: Frana di Casoli: lavori in corso, contributo di 5.334.281,52 euro
- Atto n. 2026/0001575: Aiuto alloggio per il maltempo di gennaio 2017: 20.481,06 euro impegnati a settembre 2026
Le previsioni stagionali sono probabilistiche (Copernicus C3S). Il legame tra siccità, incendio ed erosione è un'ipotesi dell'autore, non uno studio su Atri. Le aree franose sono aree mappate, non necessariamente attive. I km di strade vengono da OpenStreetMap. Le indicazioni sulle scoline sono generali, non consulenza agronomica.