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Le nostre opinioni, tenute separate dai fatti.

Qui raccogliamo i commenti che OpenCivTech pubblica su Facebook, per chi non usa i social. Sono opinioni e proposte: per questo stanno in una sezione a parte, distinta dal registro degli atti e dagli annunci del Comune, dove riportiamo solo fatti. Quando un commento si basa su un atto o su un dato, lo colleghiamo, così ognuno può verificare da sé.

Giudichiamo le scelte pubbliche sui loro risultati, non le persone. Chi è citato può rispondere: la replica, se ce la manda, la pubblichiamo per intero. Scriveteci a ciao@opencivtech.it.

2 ottobre 2026

Più scoline, prima che piova: la priorità di un Comune di campagna

Atri è un Comune di circa 9.180 ettari, quasi tutti campagna. Quando in un territorio così arriva un autunno di piogge forti, la prima domanda non è «come ci proteggiamo dall'acqua», è «dove va l'acqua». Se non lo decidiamo noi, con una scolina, un fosso, un tombino pulito, lo decide la pendenza. Per questo la nostra proposta è una sola, e la ripetiamo: più scoline, ovunque ci sia un campo in pendenza, e farle ora, non a novembre.

Perché la scadenza è questa

Mettiamo in fila tre cose, tutte documentate.

  • L'estate è stata secca. La Regione indica l'Abruzzo tra le aree italiane in siccità estrema. La vendemmia è partita il 3 agosto, circa dieci giorni in anticipo.
  • I Calanchi hanno bruciato. Il 30-31 agosto un incendio ha interessato la Riserva. Causa ed estensione non risultano da una fonte ufficiale che abbiamo potuto consultare, e non le scriviamo.
  • I modelli stagionali spingono verso un autunno piovoso. ECMWF e Copernicus indicano, per ottobre-dicembre, una probabilità maggiore di piogge sopra la media sul Mediterraneo, con temperature sopra la media. È una tendenza probabilistica: non è una previsione per Atri e non dice quanta pioggia cadrà né dove.

Il legame tra queste tre cose è un'ipotesi nostra, non uno studio su Atri. Ma è un'ipotesi che i tecnici dei versanti fanno comunemente dopo un incendio: un suolo senza vegetazione, indurito dal secco e con la cenere in superficie assorbe meno, e se la pioggia è intensa l'acqua scorre sopra invece di entrare, prende velocità, porta con sé terra e detriti e li scarica nei fossi, sulle strade, nei corsi d'acqua. Il rischio si decide nelle prime piogge forti, perché è lì che il suolo è più esposto. Non sapere se accadrà non è una ragione per aspettare di vedere.

Perché proprio ad Atri

Dai nostri dati, che sono mappe ufficiali e non misure sul campo:

  • circa 2.255 ettari su 9.180 sono mappati come area di frana negli inventari regionali, e 690 ettari sono calanchi. Attenzione: sono aree mappate, non necessariamente attive oggi;
  • su circa 400 km di strade e piste del Comune (da OpenStreetMap), 49 km attraversano aree mappate come franose. Di questi, 26 km sono piste e strade bianche: cioè i percorsi con cui si arriva ai campi;
  • gli uliveti e i vigneti mappati dalla carta regionale dell'uso del suolo sono circa 735 e 248 ettari;
  • la frana di Casoli è del 2017, i lavori sono consegnati dal 30 maggio 2024 e a settembre 2026 sono ancora in corso (atto 2026/0001506). Nel registro compaiono anche costi sostenuti «per fronteggiare l'emergenza alluvione del novembre 2017» e, il 29 settembre, un impegno di 20.481,06 euro di aiuto alloggio per il maltempo del gennaio 2017 (atto 2026/0001575). Il territorio non è nuovo a questi eventi.

Come funziona, in concreto

L'acqua che cade su un campo in pendenza ha tre destini: si infiltra, evapora o scorre via. Se il suolo è saturo, compattato o senza copertura, la parte che scorre cresce. Più scorre in lunghezza continua, più prende velocità e più scava: un solco piccolo diventa un rigagnolo, poi un fosso d'erosione.

Una scolina (o solco acquaio) spezza quella lunghezza. Raccoglie l'acqua di un tratto di campo e la porta di lato, verso un fosso, prima che prenda forza. Tre cose da sapere:

  • la pendenza della scolina deve essere lieve: se è troppo ripida l'acqua corre e scava la scolina stessa;
  • deve sfociare in un fosso, o in un canale che regge, non in mezzo al campo né sul bordo di una scarpata: una scolina che finisce nel nulla concentra l'acqua in un punto e lo fa franare;
  • va tenuta pulita: una scolina intasata da stoppie, terra o foglie non serve, e a volte peggiora le cose.

A monte dei campi, dove l'acqua arriva da un versante, serve un fosso di guardia che la intercetti. Lungo le strade servono cunette, fossi e attraversamenti (tombini) liberi: la maggior parte dei danni da «acqua che scavalca la strada» comincia da un tombino ostruito da canne, terra e rifiuti, non da una pioggia eccezionale.

Altre misure generali per chi coltiva: in collina, l'inerbimento tra i filari o le lavorazioni minime riducono l'erosione; in un uliveto, l'occhio di pavone si diffonde con umidità e temperature miti e il rame, in biologico, va dato prima delle piogge attese; per la raccolta delle olive, se l'autunno è piovoso conviene scaglionare e non aspettare l'ultimo momento.

Sono indicazioni generali, non consulenza agronomica: pendenza, suolo e coltura cambiano il lavoro giusto, e un agronomo o un vicino che conosce il terreno da una vita vale più di questa pagina.

A chi tocca

Dipende da di chi è l'opera. I campi e le scoline dentro i campi sono dei proprietari. I fossi lungo le strade possono essere del Comune, della Provincia, dell'ANAS o dei frontisti; i torrenti hanno altri enti. Se non è chiaro di chi sia un fosso, segnalatelo sulla mappa: serve anche a questo, e se manca l'ente competente la segnalazione resta come traccia.

Cosa chiediamo al Comune

Chiediamo per iscritto, come richiesta e non come accusa. Non abbiamo trovato nel registro atti recenti sulla pulizia di fossi e reticolo minore: non significa che non venga fatta, significa che non la vediamo. Ci aiuterebbe sapere:

1. chi pulisce i fossi e i tombini di competenza comunale, quando è stato fatto l'ultimo intervento e con quale spesa;

2. che cosa è stato valutato per le zone a valle dei Calanchi dopo l'incendio, e se esiste un piano per le aree che potrebbero essere raggiunte da acqua e detriti (il COC è stato chiuso il 21 settembre, atto 2026/0001518);

3. a che punto sono i lavori di Casoli e quando è prevista la fine.

Le risposte le pubblicheremo per intero.

Come restare informati

Gli avvisi ufficiali di criticità idrogeologica sono sul sito AllarMeteo della Regione Abruzzo (allarmeteo.regione.abruzzo.it): codici verde, giallo, arancione, rosso, per zone di allerta. Va verificato in quale zona ricade Atri. Con un'allerta arancione o rossa: niente strade vicino a fossi e versanti in frana, sottopassi, guadi e cantine. Per pericoli immediati: 112.

Una scolina costa poco e si fa in un pomeriggio. Un campo franato, un tombino saltato, una strada tagliata, no. In un Comune fatto quasi solo di campagna, tenere a mente queste cose dovrebbe stare tra le prime.

Atti citati.
  • Atto n. 2026/0001518: Chiuso il COC: l'atto richiama l'incendio di agosto e dice che le condizioni di emergenza sono finite
  • Atto n. 2026/0001506: Frana di Casoli: lavori in corso, contributo di 5.334.281,52 euro
  • Atto n. 2026/0001575: Aiuto alloggio per il maltempo di gennaio 2017: 20.481,06 euro impegnati a settembre 2026

Le previsioni stagionali sono probabilistiche (Copernicus C3S). Il legame tra siccità, incendio ed erosione è un'ipotesi dell'autore, non uno studio su Atri. Le aree franose sono aree mappate, non necessariamente attive. I km di strade vengono da OpenStreetMap. Le indicazioni sulle scoline sono generali, non consulenza agronomica.

30 settembre 2026

Gli alberi: una questione di pochissima importanza

Ultimamente il signor sindaco ha parlato su Facebook due volte di porchetta. Allora mi permetto anch'io di occuparmi di una cosa di scarso rilievo: gli alberi di Atri.

Ho letto i documenti ottenuti con l'accesso agli atti sulla nuova scuola media Mambelli-Barnabei. Ecco cosa risulta, con le fonti.

Cosa prevedono gli atti

  • Nel progetto esecutivo e nella variante il Comune prevede di eliminare 23 alberi: 14 fino a 10 metri, 9 tra 10 e 16.
  • Una perizia dell'agronomo incaricato, riassunta nella relazione tecnica, li descrive come conifere mature, poco vigorose e non tutelate. La perizia in sé non l'ho vista.
  • Il cedro del Libano di piazza Cherubini è stato salvato: l'edificio è stato spostato di circa 7 metri (PEC del 16 e 17 ottobre 2024). Questo è un merito, e lo dico volentieri.
  • Sono previste 11 nuove piante: 8 aceri lungo viale Umberto I e 3 prunus nel parcheggio di largo Cherubini. La relazione tecnica ne cita 8, la tavola di progetto e il computo 11.
  • Altre 35 piante sono «a carico dell'Amministrazione Comunale, in altre aree pubbliche». Non è scritto quali né quando.

Cosa risulta dai conti dei lavori

  • Nel primo stato di avanzamento (lavori fino al 19 novembre 2025) sono contabilizzati 9 abbattimenti: 5 fino a 10 metri, 4 tra 10 e 16. Il numero non cambia fino al sesto SAL, l'ultimo in mio possesso.
  • Non so quando siano stati tagliati.
  • Degli altri 14 alberi previsti non risulta se siano stati tagliati o conservati.
  • Voci di piantumazione contabilizzate fino al SAL 6: nessuna. Può darsi che siano a carico del Comune e fuori dall'appalto: se è così, lo dirà il Comune.

Cosa ho visto io

Le piantumazioni sono state fatte, per quanto ho potuto constatare, il 24 settembre, in numero esiguo, nel parcheggio dell'ex Mambelli, in via Finocchi. È una mia osservazione, non un dato dei documenti. Nel progetto le piante indicate per i parcheggi sono a largo Cherubini e in viale Umberto I, non qui.

Il periodo: di solito si pianta tra autunno inoltrato e inizio primavera, quando l'albero riposa. Fine settembre è presto: le radici sono poche e la siccità pesa. Settembre 2026 è stato, secondo i dati ERA5 per Atri (modello, non stazione locale), il più caldo dal 1950 (22,8 °C contro 19,9 °C della norma 1991-2020, alla pari con il 2011) e meno piovoso del normale (31 mm contro 74). Il caldo forte c'è stato soprattutto nei primi giorni; il 24 la massima era intorno a 24 °C. Ha piovuto anche l'11-12 e il 17-19, e poi il 25, il giorno dopo. Non dico che sia stato un errore: dico che non trovo scritto come saranno curate.

Le domande al Comune

  • Quanti alberi sono stati abbattuti in tutto e in quali date?
  • Quante piante sono state messe a dimora, di che specie, dove e quando?
  • Dove e quando saranno piantate le altre 35?
  • Chi le irriga, con quale frequenza e per quanto tempo?

Se il Comune risponde, pubblicherò la risposta per intero.

L'albero non si tocca. Ma si innaffia.

Le piantumazioni del 24 settembre sono un'osservazione diretta dell'autore, non un dato dei documenti. I dati meteo sono di modello (ERA5, Open-Meteo) per Atri, non di una stazione locale. Chi non usa Facebook può rispondere scrivendo a ciao@opencivtech.it.

29 settembre 2026

Fusione con Pineto: la nostra verifica a un articolo di TE24

È uscito su te24.it un articolo a favore della fusione tra Atri e Pineto. Non ne indichiamo l'autore: quello che conta qui sono le affermazioni contenute nel testo, non chi le ha scritte. Le verifichiamo una per una.

Cosa sostiene l'articolo

  • Nessuno pagherà i debiti di Atri: né i cittadini di Atri, né quelli di Pineto.
  • Con la fusione arriverebbero risorse statali fino a 2 milioni di euro l'anno, che nel tempo potrebbero valere decine di milioni.
  • La fusione porterebbe «praticamente solo vantaggi».
  • Atri-Pineto sarebbe il quinto Comune più vasto dell'Abruzzo, più estesa persino della Nuova Pescara.

Il dato sulla superficie: qui l'articolo ha ragione

Abbiamo controllato la classifica reale dei Comuni abruzzesi per superficie (dati ISTAT, tuttitalia.it). Il quinto posto e il confronto con la Nuova Pescara sono corretti.

ComuneSuperficie
L'Aquila473,91 km²
Teramo152,84 km²
Scanno134,68 km²
Valle Castellana131,75 km²
Atri + Pineto (ipotesi)130,29 km²
Crognaleto124,30 km²
Nuova Pescara (Pescara+Montesilvano+Spoltore)94,95 km²

Un solo dettaglio da tenere a mente: questo salto in classifica è quasi tutto merito del territorio che Atri porta già da sola. Presa singolarmente, Atri è già al 12° posto in Abruzzo con 92,18 km²; Pineto ne aggiunge 38,11.

Il punto dei debiti: la legge dice altro

L'articolo scrive che «nessuno dovrà pagare i debiti di nessuno». Non risulta una norma che lo garantisca. Il Comune di Atri è oggi sottoposto a un piano di riequilibrio finanziario pluriennale (PRFP): 9.546.941,98 € di passività da ripianare in 15 anni, deliberato dal Consiglio comunale nel 2025. L'art. 15 del TUEL prevede che il nuovo Comune nato da fusione subentri per legge in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi dei Comuni estinti, compresi i debiti. Con la fusione nasce un bilancio unico: le quote annuali di rientro del disavanzo (885.679,96 € nel 2027, secondo il DUP di Atri) verrebbero pagate dalle entrate del Comune unico, comprese quelle generate a Pineto. Non risulta alcun documento ufficiale che preveda un meccanismo capace di isolare il disavanzo di Atri dal bilancio comune.

Il contributo statale: un tetto, non ancora una cifra

I 2 milioni di euro l'anno citati nell'articolo esistono davvero: sono il tetto massimo previsto dalla legge per le fusioni sotto i 100.000 abitanti, per un massimo di 17 anni. Ma è un tetto teorico. L'importo reale dipende dal 60% dei trasferimenti erariali che Atri e Pineto ricevevano nel 2010: un dato che, a oggi, non risulta pubblicato da nessuna delle due amministrazioni. Finché quel numero non viene certificato, parlare di «decine di milioni» resta una proiezione, non un fatto acquisito.

«Praticamente solo vantaggi»? Nel bilancio manca qualcosa

I documenti ufficiali che abbiamo verificato indicano anche dei costi che l'articolo non cita:

  • La rappresentanza politica si riduce: da 2 sindaci e 32 consiglieri (16 per Comune) a 1 sindaco e 16 consiglieri in tutto.
  • Tributi e tariffe (IMU, TARI, addizionale IRPEF, rette, canone unico...) possono restare differenziati tra i due territori solo per 5 anni (L. 56/2014): dopo, vanno uniformati.
  • Il PRFP di Atri, come visto sopra, resta comunque in carico al nuovo Comune.

Il punto che l'articolo non affronta: chi porta cosa

C'è un'asimmetria che l'articolo non mette in tabella: Atri e Pineto pesano in modo opposto sui due parametri che contano di più in una fusione.

TerritorioPopolazione
Atri70,7% (92,18 km²)39,9% (9.814 ab.)
Pineto29,3% (38,11 km²)60,1% (14.761 ab.)

In parole semplici: il salto al 5° posto in classifica per superficie è merito soprattutto del territorio che Atri porta da sola. Il peso politico maggiore in un eventuale Consiglio unico, che si conta per abitanti e non per chilometri quadrati, andrebbe invece a Pineto: nessuna soglia di legge garantisce ad Atri una rappresentanza proporzionale al territorio che porta in dote.

In sintesi

L'articolo di te24.it ha ragione sui numeri della superficie. Ha torto, o quantomeno anticipa una conclusione che i documenti non permettono ancora di dare, su chi pagherà i debiti di Atri, su quanto valga davvero il contributo statale, e sul fatto che la fusione porti «praticamente solo vantaggi». E non affronta lo squilibrio tra territorio e popolazione che, in un eventuale Comune unico, deciderà chi avrà più voce in Consiglio.

Un'ultima cosa, non legata all'articolo: il nostro stesso dossier considerava anche uno scenario alternativo, verso l'entroterra (Atri con Cellino Attanasio, Montefino e Castilenti). Lo abbiamo aggiornato con un dato che vale la pena di conoscere: con 178,51 km² quel Comune ipotetico sarebbe il secondo più vasto dell'Abruzzo, dopo la sola L'Aquila e davanti a Teramo — più ancora dell'ipotesi Atri-Pineto. Il dettaglio, con fonti, è nel dossier collegato qui sotto.

Il testo a cui rispondiamo è un articolo pubblicato su te24.it. Non lo linkiamo per non amplificare un pezzo isolato dal contesto: chi vuole confrontare i due testi può cercarlo. Chi lo ha scritto, se vuole, può risponderci per intero: lo pubblichiamo senza tagli, a ciao@opencivtech.it.

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Segnalazioni: la mappa dei problemi di Atri

Una buca che nessuno ripara. Un lampione spento da settimane. Un marciapiede rotto, un muro che cede, rifiuti abbandonati.

Da oggi puoi metterli sulla mappa di OpenCivTech, così restano visibili a tutti.

A cosa serve

  • Trasparenza territoriale: unisce in un unico punto pubblico i problemi del territorio indicando posizione, data di inserimento e stato di risoluzione.
  • Memoria duratura: una lamentela al bar si dimentica; un punto geolocalizzato con data resta tracciato finché non viene risolto.

Perché bisogna registrarsi

Per effettuare segnalazioni è richiesto un account gratuito (nome ed email). Questo filtro serve unicamente a evitare spam o contenuti falsi.

  • Privacy garantita: il tuo nome non compare sulla mappa (è visibile solo il problema) e l'indirizzo email non viene ceduto a terzi né usato per scopi pubblicitari.
  • Consultazione libera: per esplorare e monitorare la mappa non è necessaria alcuna registrazione.

Come si usa in 4 passi

  • Vai sulla piattaforma dedicata.
  • Accedi o crea un account in un minuto.
  • Tocca il punto esatto del problema sulla mappa interattiva.
  • Compila inserendo un titolo breve (es. "Buca in via...") e una descrizione chiara, quindi premi Invia segnalazione.

Cosa succede dopo

  • Moderazione: prima della pubblicazione, ogni segnalazione viene validata da un redattore per rimuovere duplicati e spam (la visibilità non è quindi immediata).
  • Aggiornamento stato: quando l'intervento viene completato, la segnalazione passa allo stato "Risolta". La vista Elenco permette di filtrare e cercare tra tutte le segnalazioni inserite.

Regole importanti

  • Emergenze: questo strumento non sostituisce i numeri di soccorso. Per pericoli immediati contatta il 112, i Vigili Urbani o il Comune.
  • Privacy altrui: descrivi esclusivamente il problema e non le persone (evita nomi, targhe o dati di privati, pena la non pubblicazione).

Atri la conosciamo noi che ci viviamo. Facciamo in modo che i problemi si vedano.

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Una rete di B&B per Atri: un'idea da costruire insieme

Nel 2013, da un palco, dissi una cosa semplice: ad Atri mancano gli alberghi e abbiamo tanti bed and breakfast, ma lavorano ognuno per conto suo e così non riescono a intercettare i flussi turistici importanti. Serve una rete.

L'idea era ed è una sola: una rete di B&B che lavori unita, per presentarsi alle fiere di settore con un numero di posti letto adeguato e portare ad Atri gruppi, non singoli viaggiatori sparsi. Perché chi pernotta lascia più di chi viene solo in visita. E siccome è quasi impossibile che nasca un albergo nuovo, si parte dalle risorse che già abbiamo.

Sono passati 13 anni. Le parole dette su un palco pesano, e ho deciso di provarci davvero.

Oggi aggiungerei una vetrina comune con ordine a rotazione, senza favorire nessuno. Ma è un'idea da discutere con chi ci lavora ogni giorno.

Non è deciso niente: è un'idea da costruire insieme.

  • Gestisci un B&B, un agriturismo, una casa vacanze ad Atri? Scrivi CI SONO nei commenti.
  • Sei un ospite, un'associazione, un operatore? Dimmi cosa serve per far venire più gente e farla restare.
  • Pensi che sia un'idea sbagliata? Scrivilo: mi serve quanto un sì.

IMPORTANTE: per lasciarmi un contatto usa il messaggio privato, non i commenti.

Chi non usa Facebook può rispondere scrivendo a ciao@opencivtech.it.

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Immagina un weekend ad Atri, dal profumo di liquirizia

Venerdì sera arrivi in città. Le pietre del centro storico sono ancora calde di sole. Ceni con un piatto che ha dentro un tocco di liquirizia, e capisci che il weekend è cominciato.

Sabato mattina cammini sui Calanchi, con una guida, per circa un'ora. L'argilla chiara si apre in solchi profondi, e sotto i tuoi piedi cresce una pianta che a prima vista non noteresti: la Glycyrrhiza glabra. È la radice da cui nasce il nero più famoso di Atri. Ti fermi, la guardi, e per la prima volta capisci da dove viene.

Sabato pomeriggio entri in una stanza del centro storico. Sullo schermo, e su carta riprodotta, compaiono i documenti: una pergamena del 1433 con il nome antico della pianta, i frati domenicani che la lavoravano, le fotografie in bianco e nero di operai e operaie di una fabbrica di Atri, negli anni Trenta. Poi un breve video, di otto o dieci minuti, ti mostra come si lavora la radice. Sei seicento anni dopo, e sembra ieri.

Domenica mattina vai alla fabbrica. Non un museo di oggetti fermi: un posto dove la liquirizia si fa ancora. Vedi il calore, il movimento, le mani che lavorano. In giorni prefissati, con chi la produce.

E alla fine passi dalla bottega. Assaggi, scegli, porti a casa un pezzo di Atri in un sacchetto di carta. Non è un souvenir: è la stessa liquirizia che hai visto nascere.

Come funzionerebbe

Il museo della liquirizia non avrebbe bisogno di un grande edificio. Sarebbe un percorso diffuso in cinque tappe: la radice sui Calanchi, i documenti, la lavorazione, la fabbrica, la bottega. Un solo biglietto, una sola prenotazione online.

Costerebbe poco, perché usa luoghi che esistono già. La fabbrica che ancora produce è il punto forte: il museo non conserva un passato finito, mostra un prodotto che ancora si fa. Si affianca a un archivio digitale (il progetto RIABITA ne prevede già uno) e si può vendere insieme all'ospitalità di Atri, come pacchetto da due notti con tutte le tappe e un prodotto in omaggio.

Cosa serve davvero

Serve una cosa che finora è mancata: una data, un responsabile e un numero di visitatori da rendicontare.

E il museo vero?

Il museo della liquirizia esiste già sulla carta: compare nel titolo di lavori finanziati con fondi europei. Com'è andata davvero lo trovi nel dossier collegato qui sotto.

Questa è una proposta di OpenCivTech, non un progetto approvato. I costi sono ordini di grandezza da verificare con preventivi. Le persone e le aziende citate sono ipotesi finché non c'è un accordo scritto. Le immagini del video sono generate con l'IA.

Un percorso così, lo verresti a fare? Scrivilo nei commenti. E se hai una struttura ad Atri, dicci se vuoi far parte della rete.

Il video citato nel testo è allegato al post su Facebook. Chi non usa Facebook può rispondere scrivendo a ciao@opencivtech.it.

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Quante strade di Atri attraversano terreni già mappati come franosi?

Ho provato a mettere insieme diversi dati pubblici e a trasformarli in qualcosa che chiunque possa consultare su una mappa.

Il risultato, per me, merita attenzione.

Nel territorio comunale di Atri risultano circa 2.255 ettari di terreni mappati come franosi: circa il 25% del territorio comunale.

Su circa 400 km di strade analizzate, 49 km attraversano aree mappate come franose.

Se allarghiamo lo sguardo a una fascia di 50 metri attorno alle strade, arriviamo a 111,9 km vicini a una di queste aree.

Ma attenzione: questo NON significa che 49 km di strade stanno franando.

Significa una cosa molto più semplice: quelle strade attraversano terreni che le cartografie disponibili hanno già classificato come interessati da fenomeni franosi. Molte delle frane censite possono essere antiche o quiescenti.

Quali strade?

Tra quelle con più chilometri all'interno delle aree mappate troviamo:

  • Borea San Domenico — 2,31 km
  • SS553 — 1,68 km
  • Via San Massimiliano Kolbe — 1,15 km
  • Strada delle Terme — 1,12 km
  • Strada Provinciale 30 — 1,05 km
  • Via Fonte Canale — 0,81 km
  • Strada Comunale Cagno — 0,81 km

E qui arriva la parte che trovo più interessante.

E quando piove?

Ho aggiunto alla mappa anche un confronto tra la pioggia caduta nelle ultime ore e una soglia scientifica utilizzata negli studi sulle piogge associate all'innesco di frane in Abruzzo.

In parole semplici: il sistema controlla quanto ha piovuto nelle ultime 3, 6, 12, 24, 48 e 72 ore e confronta il dato con queste soglie.

Al momento la pioggia recente è sotto le soglie statistiche che stiamo usando.

Per esempio, nelle ultime 24 ore risultano 4,4 mm di pioggia, contro una soglia statistica di circa 25 mm.

Anche qui è fondamentale capire bene il significato: superare una soglia non significa che avverrà una frana. Significa soltanto che piogge di quella durata e intensità sono state associate, statisticamente, a fenomeni franosi nella nostra regione.

Sulla mappa potete guardare strada per strada

Ho diviso le strade in tratti di 100 metri e ho incrociato diversi elementi: aree franose censite, pendenza del terreno, calanchi ed erosione.

Le fonti comprendono dati IFFI/ISPRA, cartografia geomorfologica della Regione Abruzzo, modello del terreno Copernicus e OpenStreetMap.

Una cosa deve essere chiara

Questo è un esperimento civico basato su dati pubblici.

Non è un sistema di allerta.

Non prevede le frane.

Non dice che una strada è pericolosa.

Per le allerte e per sapere quali comportamenti adottare bisogna fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali della Protezione Civile, del Comune e ad AllarMeteo Abruzzo.

Questo strumento prova a fare un'altra cosa: prendere dati pubblici difficili da leggere e renderli consultabili da tutti.

E può diventare più utile con l'aiuto di chi il territorio lo percorre ogni giorno.

Hai visto un cedimento, una frana o un tratto di strada che merita un controllo?

Segnalalo indicando posizione e, se possibile, aggiungendo una foto.

Serve anche a una cosa molto concreta: capire se la mappa corrisponde davvero a quello che succede sul territorio.

Apri la mappa, zooma sulla tua zona e guarda cosa risulta.

I dati pubblici esistono. Il punto è renderli comprensibili e utilizzabili.

Il dato sulla pioggia (4,4 mm nelle ultime 24 ore) si riferisce al momento in cui è stato scritto il post: quello aggiornato è sulla mappa.